Edizione 2022 – Introduzione

Sin dalla prima edizione il Festival del Castello d’Introd_Spazi d’Ascolto è stato capace di comunicare il suo posizionamento culturale inedito. Ciò che ha permesso negli anni da una parte di ampliare il bacino degli interessati e dei partecipanti, dall’altra di aumentare il numero e anche l’intensità delle proposte artistiche legate all’ambito dell’ascolto.

Rispetto ad altre proposte culturali (festival, rassegne, stagioni) il Festival del Castello d’Introd_Spazi d’Ascolto può a buon diritto rivendicare un posto tutto suo. Innanzitutto perché non esistono tuttora sul territorio valdostano azioni culturali che propongono una riflessione tanto puntuale e variegata sul suono e sull’ascolto, dall’altra perché il suo focus di interesse non è pretestuoso o anticonvenzionale per posa. La direzione artistica crede fortemente ed esistenzialmente nell’ascolto quale dimensione fondante la cosiddetta umanità dell’uomo, la sua specifica differenza costitutiva. Il Festival è nato per incarnare un’esigenza, tanto necessaria quanto nascosta e isolata, ma non per questo meno sentita. Quella cioè di creare uno spazio in cui l’ascolto, il tempo dedicato all’ascoltare, la capacità di ascoltare siano di casa e siano frequentabili da tutti senza fretta, con il piacere di stare e di condividere, di scambiarsi idee e punti di vista, di discutere in modo umano e non necessariamente polemizzare, secondo attuali costumi sempre più invalsi. Un tentativo per riappropriarsi di una dimensione che, per esigenze di vita quotidiana e per protocolli umani dettati da una società performante, sembra essere stata rimossa o almeno allontanata perché non allineata, se non inutile.

Ebbene vivere questa esclusione, sentirne la distanza e nel contempo il bisogno, allentare la prospettiva personalista per entrare veramente in contatto con l’altro, con la sua identità, con le sue differenze, con le nostre uguaglianze, questo in sintesi il cercato del Festival. La strada che conduce a questo luogo ideale è rappresentata, secondo le convinzioni della direzione artistica, dall’ascolto, una dimensione che privilegia l’attesa, la comprensione, l’intenzione, le sfumature, che non vuole una risposta immediata e certa, ma piuttosto crede nel valore del dubbio, del rapporto critico con le convinzioni personali e sociali: ascoltare, non per ubbidire, bensì per capirsi e non omologarsi.

Il Festival del Castello di Introd ha avuto il coraggio, in questa congiuntura di pigrizia e torpore diffusi, di parlare non a un élite o a una nicchia di persone, come è abitudine affermare quando si parla di un certo tipo di cultura, ma a tutti coloro che non rinunciano a esercitare la propria sensibilità e intelligenza. Il motivo che ci spinge ogni anno a rivedere e ampliare l’offerta culturale del Festival, pur mantenendo inalterato il campo di ricerca dell’ascolto, è la convinzione che l’ascoltare e più in generale i significati (formali, materiali, espressivi, emotivi) del sonoro costituiscano sempre più una chiave di interpretazione inesplorata anche delle forme artistiche che non vengono direttamente comprese come legate alla sfera dei suoni. L’ascolto e il sonoro divengono cioè dispositivi interpretativi specifici della contemporaneità.

il direttore artistico

Enrico Montrosset